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Ecco il mare più bello d’Italia. Le 368 spiagge premiate per qualità, sostenibilità e servizi. Tra i giurati anche un rappresentante del SIB

Mag
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07
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2018
BANDIERA BLU

BANDIERE BLU 2018

Edizione numero 32 per il riconoscimento assegnato dalla Fee che seleziona 175 comuni e 70 approdi turistici.

Cresce il numero delle Bandiere Blu in Italia: se l’anno scorso i comuni vincitori erano stati 163, quest’anno salgono a 175 per un totale di 368 spiagge. Circa il 10% di quelle premiate su scala mondiale: un bottino notevole. Come noto, infatti, il riconoscimento della Fee, la ong danese Foundation for Environmental Education, può essere assegnato a più tratti di litorale appartenenti al medesimo territorio ma, al contempo, se un comune ha vinto non significa che possa esporre il prezioso vessillo su tutti i suoi arenili. Salgono di poco anche gli approdi turistici, toccando quota 70. Se entrano località come Sellia Marina, Sorrento, Ispani, Cattolica, Peschici, Rodi Garganico e Marina dell’Orso di Poltu Quatu escono solo quattro comuni: Anzio, Gabicce Mare, Termoli e Pozzallo.
L’assegnazione della Bandiera Blu avviene secondo procedure piuttosto stringenti, che seguono il protocollo Uni-En Iso 9001-2008. Le località vengono prima selezionate da una giuria internazionale e poi da una nazionale, fase in cui con la Fee collaborano numerosi enti, dal ministero dell’Ambiente a quello della Cultura e del turismo, passando per il Comando generale delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, l’Ispra, il Laboratorio di oceanologia ed ecologia marina dell’università della Tuscia, il Consiglio nazionale dei chimici e l’Anci. Non mancano organizzazioni che possono aver fatto pesare il loro ruolo, come i sindacati balneari (SIB-Confcommercio e Fiba-Confesercenti).

Alla premiazione di questa mattina al Cnr di Roma hanno vinto le località con le acque di balneazione di qualità eccellente come stabilito dalle analisi effettuate negli ultimi quattro anni dall’Arpa, quelle realizzate nell’ambito del Programma nazionale di monitoraggio ministeriale. I risultati sono stati presentati direttamente dai comuni “in quanto oramai c’è piena corrispondenza tra quanto richiesto dalla Fee e quanto effettuato dalle Arpa in termini di numero di campionamenti e di indicatori microbiologici misurati. I 32 criteri del programma vengono aggiornati periodicamente in modo da spingere le amministrazioni locali partecipanti a impegnarsi per risolvere, e migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio al fine di una attenta salvaguardia dell’ambiente”.
Vediamo quali sono questi parametri: si va dall’assoluta validità delle acque di balneazione secondo regole più restrittive di quelle previste dalla normativa nazionale sulla balneazione (passano solo quelle classificate come “eccellenti” negli ultimi quattro anni) ai regolari campionamenti effettuati nel corso della stagione estiva. Solo se questi aspetti sono stati rispettati si può accedere alla seconda fase che mette sotto inchiesta l’efficienza della depurazione delle acque reflue e della rete fognaria allacciata almeno all’80% su tutto il territorio comunale, la raccolta differenziata e la corretta gestione dei rifiuti pericolosi, la presenza di vaste aree pedonali, piste ciclabili, arredo urbano curato, aree verdi, i servizi delle spiagge compreso personale addetto al salvamento e l’accessibilità per tutti. Ancora, la Fee valuta l’ampio spazio dedicato ai corsi d’educazione ambientale, rivolti in particolare alle scuole e ai giovani, ai turisti e residenti, la diffusione dell’informazione su Bandiera Blu e la pubblicazione dei dati sulle acque di balneazione, la situazione delle strutture alberghiere dei servizi d’utilità pubblica sanitaria, le informazioni turistiche e la segnaletica aggiornata. Si chiude con la certificazione ambientale e delle procedure delle attività istituzionali e delle strutture turistiche presenti sul territorio comunale e la presenza d’attività di pesca ben inserita nel contesto della località marina.
La 
considerazione di questo mix di parametri ha condotto negli anni a qualche cortocircuito. In realtà solo apparente: la valutazione generale e così ampia ha infatti condotto a una sotto rappresentazione di alcune regioni che nella percezione generale dispongono di infinite ricchezze marine, come la Sardegna o la Puglia. Il punto è che, partendo dalle acque, il vessillo blu sventola sui territori che abbiano avviato un percorso a 360 gradi. La qualità delle acque o la spiaggia da sogno è solo il punto di partenza, non di arrivo.
La scelta della Fee è di fare in modo che le amministrazioni locali virtuose aumentino sempre più, modificando gradualmente un tipo di turismo impattante sull’ambiente con uno eco-orientato – spiega Claudio Mazza, presidente della sezione italiana – la politica messa in atto è di inclusione e non di esclusione. Questo vuol dire che ogni amministrazione locale interessata a compiere il percorso per l’assegnazione della Bandiera Blu può trovare nella Fee il partner in grado di fornire le indicazioni necessarie a migliorarsi un passo alla volta”. Insomma, la metafora del percorso virtuoso è azzeccata: la Bandiera Blu è un’eccellenza riservata a poche centinaia di spiagge ma in fondo un obiettivo a cui tutte possono puntare, “è un utile strumento per inserire le tematiche ambientali all’interno delle politiche locali di gestione del territorio – prosegue Mazza – con la sua impostazione del miglioramento continuo il programma favorisce la sostenibilità locale con un forte coinvolgimento e partecipazione delle comunità costiere, con azioni strettamente connesse all’innalzamento della qualità della vita e alla tutela del patrimonio ambientale”.
Pare che sindaci e consigli comunali lo stiano capendo e “si dimostrano sempre più attenti alle problematiche connesse con la gestione sostenibile del proprio territorio. Bandiera Blu è uno strumento per mettere in atto politiche di sostenibilità, un eco-label in grado di condurle attraverso un percorso virtuoso di gestione eco-orientata del proprio territorio”. Ma anche un richiamo all’attenzione per i turisti: “Il ruolo del turista, che ha sì una maggiore coscienza ambientale ma ancora poca consapevolezza del peso che può avere la sua scelta nell’orientare l’offerta, è cruciale – chiude Mazza – è quindi evidente che il turismo sostenibile è perseguibile solo se si rende possibile l’incontro tra la consapevolezza individuale e un’offerta compatibile con l’ambiente”.