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L’erosione delle coste italiane frutto anche di un’insensata alluvione normativa e burocratica

Nov
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19
/
2019
Il problema non consiste tanto nell’assenza di risorse economiche quanto nella presenza di farraginose procedure per utilizzarle
ostia

“Stiamo ancora stimando i danni che gli stabilimenti balneari italiani hanno subito per la furia del mare dei giorni scorsi, ma sicuramente ammonteranno a diverse centinaia di milioni di euro fra impianti distrutti e spiaggia erosa - afferma Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a FIPE/Confcommercio.

Sono il ‘frutto avvelenato’ di insopportabili ritardi nella progettazione e nell’esecuzione di opere di difesa e di mitigazione di un fenomeno, quello erosivo, già in atto da alcuni decenni, che interessa circa il 40% delle coste italiane, e che si è acuito negli ultimi anni a causa dei cambiamenti climatici con il conseguente moltiplicarsi degli eventi atmosferici estremi.

La competenza in materia è distribuita su tre livelli istituzionali:comunale, regionale e nazionale, che coinvolgono una pluralità infinita di soggetti pubblici, (dalle Sovrintendenze alle Autorità di bacino, dalle Autorità marittime al Genio civile, ecc.), spesso in conflitto fra loro.

La disciplina normativa e amministrativa del contrasto del fenomeno erosivo e della pianificazione della costa è, poi, costituita da ben 8 leggi nazionali e da quasi 90 fra leggi e provvedimenti regolatori regionali.

E’ del tutto evidente che per un’efficace azione di tutela delle coste, prima ancora che reperire risorse pubbliche e mobilitare quelle private, è necessaria una decisa e robusta semplificazione normativa e istituzionale, condizione indispensabile per predisporre un piano nazionale di contrasto del fenomeno erosivo utilizzando le migliori professionalità del mondo accademico, da varare con procedure celeri e non farraginose al fine di assicurare tempestività ed efficacia degli interventi non più rinviabili.

Le imprese balneari italiane sono le prime ad essere danneggiate da questo fenomeno e, quindi, direttamente interessate a partecipare allo sforzo al quale è chiamata la Comunità nazionale.

Affinché ciò possa accadere - conclude il presidente del SIB - è essenziale, però, che da parte dello Stato, sia eliminata al più presto una precarietà giuridica e l'assenza di prospettiva di durata aziendale che impedisce il fattivo coinvolgimento, anche economico, di questo importante comparto per affrontare tali sfide epocali”.