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Sul Decreto Crescita sono stati dichiarati inammissibili tutti gli emendamenti riguardanti i balneari fatta eccezione per quelli riguardanti la riduzione dell’aliquota IVA dal 22 al 10 %

Mag
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22
/
2019
camera deputati

Ancora una volta, come avvenuto sul decreto cd Sblocca Cantieri nella scorsa settimana, con un comodo artificio procedurale si evita la doverosa assunzione di responsabilità, sulla “questione banleare”, da parte del Parlamento e di una maggioranza di Governo profondamente divisa.
Nella seduta congiunta di ieri delle Commissioni V e VI della Camera sono stati, tra gli altri, dichiarati inammissibili quasi tutti gli emendamenti da noi proposti e presentati sul decreto legge nr. 34 del 30 aprile 2019 cd crescita, A.C. nr. 1807 all’esame della Camera dei deputati.
La dichiarazione di inammissibilità è del tutto infondata perché le proposte emendative non sono del tutto estranee rispetto alle finalità del provvedimento in esame in quanto finalizzate alla soluzione di specifiche situazioni di crisi di un settore economico cruciale per l’economia turistica del Paese come la balneazione.
Siffatta decisione sconcerta se si considera che molti altri emendamenti sono stati, al contrario, considerati ammissibili ancorché presentino la stessa, presunta caratteristica, di estraneità per materia di quelli relativi ai balneari.
E’, pertanto, forte il sospetto che la scelta di non ammettere le menzionate proposte emendative per motivi procedurali sia in realtà dettata dal desiderio di evitare una discussione sul merito delle questioni sollevate.
Si ricorda che gli emendamenti che sono stati dichiarati inammissibili, riguardavano:

  1. la sospensione del pagamento dei canoni pertinenziali e le procedure di decadenza nel caso di un loro mancato pagamento;
  1. la modifica dell’art. 49 del Codice della Navigazione in ordine alle devoluzioni delle opere;
  1. l’eliminazione del salvo conguaglio del canone demaniale;
  1. l’eliminazione del parere della Dogana sugli impianti balneari;
  1. la non applicazione della sospensiva del rilascio di nuove concessioni demaniali agli ampliamenti degli stabilimenti balneari esistenti;
  1. la sdemanializzazione delle aree di sedime degli impianti degli stabilimenti balneari e loro alienazione con diritto di opzione in favore dei concessionari;
  1. sulla estensione della durata quindicennale anche al lacuale e fluviale nonché agevolazione per i canoni della nautica da diporto.

Gli unici emendamenti sopravvissuti sono quelli relativi all’applicazione anche agli stabilimenti balneari dell’aliquota IVA al 10 % come per tutte le altre imprese turistiche (nr. 17.06 Fidanza ed altri e il nr. 34.014 Ripani ed altri).
Erano emendamenti tutti importanti e meritevoli di una loro approvazione, e in modo particolare quelli concernenti la sospensione dei canoni OMI e la modifica della disciplina delle devoluzioni.
Si ripete e si insiste che, nelle more di qualsiasi lavoro di elaborazione della riforma del settore prevista dalla cd legge di stabilità, è inderogabile mettere in sicurezza le nostre aziende eliminando le criticità legislative che non possono essere, tra l’altro affrontate e risolte con provvedimenti amministrativi come quelli ex lege nr. 145\2018.
Ci auguriamo che i Relatori e il Governo pongano rimedio a questo clamoroso errore nell’iter di approvazione di questo provvedimento che proseguirà la prossima settimana.

 

Così come ci auguriamo che, avendo superato il vaglio di ammissibilità, il Parlamento finalmente elimini la grande ingiustizia di imprese turistiche come quelle balneari alle quali si applica l’aliquota Iva al 22 % invece di quella agevolata del 10 %  come per tutte le altre.

 

Quel che è certo è che intensificheremo la nostra azione di sensibilizzazione verso i Parlamentari e le Forze politiche affinchè si passi dalle parole di vicinanza e formale condivisione ai fatti concreti sulle problematiche dei balneari ad iniziare da quelli riguardanti i cd pertinenziali.