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Balneari in rivolta contro l'aumento dei canoni demaniali

Ott
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29
/
2003

TURISMO: BALNEARI IN RIVOLTA CONTRO AUMENTO CANONI DEMANIALI. “UN PROVVEDIMENTO MIOPE CHE PENALIZZA IMPRESE ED UTENZA INVECE DI RILANCIARE CONSUMI E COMPETITIVITA’”

“Il Governo vuole far sparire gli stabilimenti balneari per far spazio alle grandi imprese, ma noi non ce ne andremo. Siamo pronti a marciare nuovamente su Roma”. Così migliaia di operatori balneari provenienti da tutta Italia si sono espressi nel corso della manifestazione promossa a Roma congiuntamente dalle principali organizzazioni di categoria, SIB – Confcommercio, Fiba – Confesercenti, Oasi – Confartigianato, Lega delle Cooperative, Faita e Fipe, in rappresentanza di 15.000 imprese balneari, oltre 200.000 addetti ed un fatturato di 3 miliardi di euro, il comparto turistico più importante per il nostro Paese, per protestare contro la decisione di aumentare del trecento per cento ed oltre i canoni di concessione delle aree demaniali. “In un momento in cui il turismo cerca di fronteggiare una forte crisi ed avrebbe quindi bisogno di essere sostenuto e rilanciato – sottolineano i dirigenti delle varie Federazioni – il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha pensato bene, per fare cassa, di mettere in ginocchio gli operatori turistici che gestiscono gli stabilimenti balneari. Un provvedimento non solo ingiusto per questi ultimi già fortemente penalizzati dagli alti costi di gestione, tasse e tariffe locali talvolta insostenibili, ma anche per l’intera economia che dal turismo ha sempre ricevuto un forte contributo, anche in termini occupazionali. A pagare sarà inevitabilmente anche l’utenza che si vedrà lievitare, per la prossima stagione, il costo di servizi, sdraio, lettini ed ombrelloni di oltre il 40%. A tanto infatti ammonteranno gli aumenti che gli operatori saranno costretti ad applicare per non rimanere schiacciati dall’aumento del 300% dei canoni”. Si tratta – precisano le Federazioni di rappresentanza della categoria – di una mossa miope che per racimolare risorse economiche risibili nell’immediato rischia di produrre un danno al turismo ben superiore. L’incremento per il bilancio dello Stato, attraverso questa manovra, sarebbe “solo” di circa 140 milioni di euro. Vale la pena mettere in ginocchio una categoria imprenditoriale per questa cifra? Se, come sembra ormai inevitabile, l’aumento dei canoni demaniali sarà varato, tantissimi stabilimenti balneari rischiano di chiudere e tutto questo significherà un incremento della disoccupazione, un danno ambientale incalcolabile e l’immagine dell’intero turismo italiano che perderà preziose posizioni a livello internazionale. Le bellezze naturali, in special modo legate alle località marittime, e la qualità dell’offerta dei servizi di spiaggia, nonostante le carenze infrastrutturali, attraggono ogni anno milioni di turisti italiani e stranieri. Costringere gli operatori ad aumentare i prezzi dei servizi vuole dire rendere le strutture balneari meno appetibili e competitive. Ci si chiede come si possa pensare ad interventi di questo tipo in una fase in cui i consumatori e le stesse imprese invocano interventi in grado di rilanciare i consumi e restituire alle famiglie fiducia e potere d’acquisto. Lo stato di agitazione della categoria continua dunque con forza e se non rientra questo balzello gli imprenditori minacciano di ripetere la protesta facendo pervenire sul tavolo dei Ministri Tremonti e Marzano i listini per la prossima stagione balneare con gli aumenti indispensabili a far sopravvivere le aziende.

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