Gli imprenditori balneari, provenienti da tutta Italia, a piazza Montecitorio per difendere la categoria

Dic
13
2018
piazza

Circa 3.000 imprese danneggiate o distrutte dell'erosione o dai recenti eventi calamitosi rischiano di non aprire la prossima stagione balneare. Il 10% degli stabilimenti balneari potrebbe non essere operativo per l'estate 2019. Il 40% della nostra costa è oggetto di erosione e necessita, pertanto, di un piano straordinario di tutela. Non si può più perdere tempo. La questione balneare va affrontata adesso.
Questo il grido d’allarme lanciato oggi dal  Sindacato Italiano Balneari aderente a FIPE/Confcommercio a piazza Montecitorio a Roma nel corso dell’incontro con i parlamentari dei diversi schieramenti politici.
“È superfluo evidenziare che le perdite di quote del mercato turistico non saranno facilmente recuperabili e rischiano di essere irreversibili” – ha dichiarato Antonio Capacchione, presidente del Sindacato. Per cui la balneazione attrezzata italiana rischia di essere stritolata da una micidiale ‘tenaglia’ costituita, da un lato dalla necessità di consistenti investimenti per la tutela delle coste, (per la ricostruzione degli impianti balneari distrutti dalle mareggiate e per migliorare i servizi offerti al fine di far fronte alla concorrenza internazionale), e dall'altro da una durata delle concessioni demaniali vigenti estremamente ridotta (scadenza 2020) che, di fatto, li impedisce.
“Ecco perché insistiamo - continua Capacchione - che nelle more di ogni approfondimento sull’ applicabilità o meno della Direttiva Bolkestein, è indispensabile che nella Legge di Bilancio, qui ed ora, venga inserita almeno una misura di salvaguardia temporale che metta in sicurezza questo importante segmento del nostro ‘Made in Italy’.
E’ dal 30 dicembre 2009 che con il decreto legge 194, articolo 1 comma 18, è stato preso solenne impegno da parte dello Stato italiano di effettuare un riordino della disciplina delle concessioni demaniali marittime alla luce della Direttiva Bolkestein. Nove lunghi anni di un impegno clamorosamente disatteso. Dobbiamo constatare, quindi, che la balneazione attrezzata italiana, settore strategico per l'economia del Paese, è stato abbandonato alla più nera solitudine e alla più totale precarietà”. 
I Paesi nostri diretti concorrenti nel mercato internazionale delle vacanze, come Spagna, Portogallo e Croazia (per non citare quelli della sponda Sud del Mediterraneo), hanno assicurato alle imprese del settore lunghe durate delle concessioni demaniali, il nostro, viceversa, ha emanato una fragile e reiterata proroga finalizzata a una revisione normativa mai emanata. 
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, chiamata a pronunciarsi in materia con la sentenza del 14 luglio 2016 Promoimpresa, ha chiarito la contrarietà della vigente proroga alla Bolkestein e al Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea perché preordinato all’emanazione di un riordino normativo mai effettuato. Nel contempo, ha precisato che ai titolari delle vigenti concessioni demaniali marittime deve essere assicurata la tutela della loro buona fede, nella disciplina normativa previgente, a garanzia della certezza del diritto.
A ciò si aggiunga che la medesima giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha ripetutamente chiarito (sentenza del 28 gennaio 2016 Laezza), che al titolare della proprietà aziendale, ancorché su concessione amministrativa, va escluso alcun tipo di confisca senza indennizzo. 
Da ultimo, il Consiglio di Stato, con la sentenza del 3 settembre 2018 nr. 5157, ha chiarito che, in riferimento al comma terzo dell'articolo 12 della Direttiva Bolkestein, è possibile escludere la pubblica evidenza alla scadenza della concessione. Insomma, da tempo, sono ormai chiari i percorsi per disciplinare la materia evitando un colossale contenzioso in danno dell'Erario e degli interessi nazionali. “Insistiamo - conclude Capacchione - perchè, nelle more di ogni approfondimento, occorre dare agli imprenditori balneari italiani non sussidi economici, ma solo più tempo per continuare a fare un lavoro che hanno dimostrato di saper fare bene: un incentivo normativo non economico ‘a costo zero’ per la crescita del Paese”.