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L'Ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio Regionale della Liguria.

ORDINE DEL GIORNO CONSIGLIO REGIONALE LIGURIA 22/11/2011


Considerato che

  • le imprese balneari sono un'importante realtà socio-economica tipica del settore del turismo italiano, e ligure in particolare, che nel corso ormai centenario della loro attività hanno garantito un elevato livello di accoglienza e di servizi a favore dei cittadini e della clientela turistica nazionale e internazionale;
  • gli stabilimenti balneari nella nostra Regione hanno raggiunto livelli di significatività economica paragonabile a quella di veri e propri distretti produttivi ed hanno forte rilevanza anche dal punto di vista occupazionale.  Gli stabilimenti balneari in Liguria sono circa 1.300 ma occorre ricordare che sulle aree demaniali marittime insistono anche alberghi, campeggi, discoteche, ristoranti, chioschi e bar tanto da poter calcolare che l’occupazione diretta - costituita dai concessionari e loro familiari- può essere valutata a circa 4/5.000 unità. A questi vanno aggiunti i dipendenti che ammontano a circa 15.000 unità;
  • la tipologia di queste imprese, tradizionalmente piccole e medie e quasi sempre a gestione familiare, ha consentito il consolidarsi di una identità culturale e di uno stile di accoglienza non anonimo ma personalizzato e tale da fidelizzarne la frequentazione dando vita così a quel modello italiano, e ligure, di balneazione attrezzata che è diventato un fondamentale punto di forza della nostra competitività nel mercato internazionale e nazionale delle vacanze.


Considerato inoltre che

  • con provvedimento n.4908/2008 la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia , a cui ha contestato un atteggiamento discriminatorio ed ha chiesto di adeguare il procedimento di rilascio/rinnovo di concessioni demaniali ad uso turistico ricreativo al principio di libertà di stabilimento;
  • tale richiesta è stata in parte soddisfatta con l'art. 1, c. 18, del decreto legge n. 194/2009, convertito con modificazioni nella legge n. 25/2010, in parte lo sarà con l'art. 11 del disegno di Legge Comunitaria 2010, approvato dalla Camera dei deputati il 26 luglio scorso e trasmesso al Senato per la seconda e definitiva approvazione che tuttora, inopinatamente, non è ancora avvenuta;
  • il richiamato art. 1 della legge 25/2010 prevede per le concessioni in atto una proroga sino al 31.12 2015;
  • lo Stato italiano attraverso l’introduzione nell’ordinamento italiano del diritto di insistenza, previsto dall’art. 37 del Codice della navigazione, e ancor più del rinnovo automatico, previsto dall’art. 10 legge 88/2001, si è fatto carico di rendere possibile un legame stabile tra le imprese balneari e l’uso del bene di proprietà pubblica, individuando nella precarietà del titolo un limite oggettivo alla crescita e allo sviluppo di questo settore;
  • le imprese balneari pensavano quindi di avere davanti a sé un orizzonte temporale ben più lungo del 2015. Con queste certezze, in modo particolare nell’ultimo decennio, hanno investito importanti risorse economiche e hanno impegnato, con scelte definitive, i loro nuclei familiari. Ora invece si trovano a dover affrontare una incertezza normativa che riguarda la loro operatività e la loro stessa sopravvivenza. Il rischio concreto è la fine di un sistema di impresa unico ed esclusivo in Europa e nel mondo;
  • è di tutta evidenza quale gravissimo danno si creerebbe per l’economia della Liguria la scomparsa dal mondo produttivo di così tanti piccoli imprenditori e delle relative famiglie, andando a creare un vero e proprio problema sociale. Infatti non si tratta solo di non veder remunerare i capitali investiti, ma anche di vedere dissolta l’attività peculiare e creativa che essi hanno realizzato e con cui hanno contribuito a costituire e conservare un patrimonio culturale e sociale tipico delle coste italiane e liguri. In sostanza per queste imprese, che non possono fare a meno dei beni pubblici del demanio marittimo dove sono nate e perciò sono prive di qualsiasi mobilità territoriale, perdere la concessione demaniale significherebbe perdere la propria azienda, nei suoi fattori materiali e immateriali e quindi di non poter più svolgere la propria attività;


Visti

  • la comunicazione denominata “Small Business Act” con la quale, nel giugno del 2008, la Commissione europea ha teso ad ancorare irreversibilmente il principio "Pensare anzitutto in piccolo" ai processi decisionali dei Paesi membri, a partire dalla formulazione delle normative, e a promuovere la crescita delle piccole e medie imprese (PMI) aiutandole ad affrontare i problemi che continuano a ostacolarne lo sviluppo alla luce della considerazione, universalmente riconosciuta, che le PMI “sono creatrici di posti di lavoro e protagoniste nella corsa al benessere delle comunità locali e regionali”;
  • l’Ordine del giorno approvato all’unanimità nella seduta del 5 maggio 2011 dal Senato della Repubblica con il quale ha chiesto al Governo (che lo ha accolto) di impegnarsi ad agire presso la Commissione Europea per rappresentare la peculiarità italiana delle imprese turistico–balneari italiane, e per le quali potrebbero essere individuate soluzioni differenti rispetto a quelle previste dalla direttiva relativa ai servizi del mercato interno (Direttiva Bolkestein). Lo stesso O.d.g. ritiene infatti che le concessioni demaniali ad uso turistico – ricreative siano da escludere dall’applicazione della “direttiva servizi” in virtù della specificità del settore caratterizzato da rilevanti investimenti materiali e occupazionali, dei motivi d’interesse generale, di sicurezza, della salvaguardia della pubblica incolumità, di tutela dell’ambiente;
  • la Risoluzione del Parlamento europeo del 27 settembre 2011 (2010/2206/INI) sul turismo nella quale, al punto 56, nel ribadire l’importanza del turismo balneare in alcune regioni costiere dell’Europa, invita, tra l’altro, “la Commissione a valutare se la direttiva 2006/123/CE abbia ripercussioni negative sulle PMI di questo settore e, se lo ritiene necessario, a proporre misure per attenuare tali ripercussioni e garantire che le caratteristiche specifiche di questa categoria professionale siano prese in considerazione nell'applicazione della direttiva”

IMPEGNA

il Presidente e la Giunta ad assumere tutte le necessarie iniziative, sia in sede di Conferenza Stato–Regioni che in forma autonoma, nei confronti del Governo e della Unione europea affinchè:

  1. quanto prima sia approvato dal Senato il testo della Legge Comunitaria 2010, come già è stato fatto dalla Camera dei Deputati il 26 luglio 2011, così da eliminare ogni rischio di prosecuzione della procedura d’infrazione con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per lo Stato Italiano e in ordine alla conferma della proroga al 31.12.2015;
  2. sia dichiarata, utilizzando la normativa di recepimento della Direttiva Servizi e ottenendo una deroga dall’Unione Europea, l’esclusione dall’evidenza pubblica delle imprese turistico – ricreative e che sia adottato ogni ulteriore provvedimento idoneo ad evitare la distruzione di un settore economico vitale per l’economia ligure e fondamentale per conservare ed accrescere la capacità di attrazione del turismo balneare che è una risorsa indispensabile del turismo della nostra regione.

INOLTRE
di convocare urgentemente i parlamentari europei eletti nella Circoscrizione Nord-Ovest affinchè siano coinvolti in tutte le iniziative per ottenere la deroga dall’Unione Europea.

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